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Tommaso Campanella

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Tommaso Campanella




Biografia

Nato a Stignano che all'epoca era nella contea di Stilo [1], in provincia di Reggio Calabria, Campanella fu un ragazzo prodigio. Figlio di un calzolaio povero ed illetterato, prese gli Ordini Domenicani non ancora quindicenne, con il nome di frà Tommaso in onore di San Tommaso d'Aquino. Studiò teologia e filosofia con diversi maestri.

Subito dopo, cambiò idea sull'ortodossia aristoteliana e fu attratto dall'empirismo di Bernardino Telesio (1509 - 1588), che gli insegnò che la conoscenza è sensazione e che tutte le cose naturali ne possedevano. Campanella scrisse la sua prima opera, Philosophia sensibus demonstrata (Filosofia dimostrata dai sensi), pubblicata nel 1592, difendendo Telesio. Nello stesso anno subisce un processo da parte del suo stesso ordine e tra il 1594 e il 1595 viene inquisito e torturato a Padova e Roma. Il processo inquisitoriale si conclude con l'abiura e la condanna per sospetto veemente di eresia da parte della Congregazione del Sant'Uffizio.

A Napoli venne in contatto con l'astrologia, i riferimenti astrologici infatti sarebbero diventati una caratteristica costante nei suoi scritti.

Le concezioni non ortodosse di Campanella - specialmente in contrasto con l'autorità di Aristotele - lo portarono in conflitto con la Chiesa. Denunciato all'Inquisizione e citato presso il Sant'Uffizio a Roma, fu confinato in un convento fino al 1597.

Dopo la sua liberazione, Campanella tornò in Calabria, e si fece portatore di una cospirazione contro il potere spagnolo a causa della quale fu ordinata la chiusura, per decreto del vicario Pedro di Toledo, dell'Accademia Cosentina. Lo scopo di Campanella era quello di formare una società basata sulla comunità dei beni e delle mogli (in somiglianza allo stato ideale di Platone), poiché, sulle basi delle profezie di Gioacchino da Fiore e sulle sue osservazioni astronomiche, predisse l'avvento di una catastrofe che avrebbe rinnovato il mondo dello spirito nell'anno 1600. Tradito da due compagni cospiratori, fu preso ed incarcerato a Napoli. Fingendo problemi mentali riuscì a fuggire la pena di morte, ma fu condannato all'ergastolo.

Campanella trascorse 27 anni in prigione a Napoli. Durante la prigionia scrisse le sue opere più importanti: "La Monarchia di Spagna" (1600), "Aforismi Politici" (1601), "Atheismus triumphatus" (1605-1607), "Quod reminiscetur" (1606?), "Metaphysica" (1609-1623), "Theologia" (1613-1624), e la sua opera più famosa, La città del sole (1623), in cui vagheggiava l'instaurazione di una felice e pacifica repubblica universale retta su principi di giustizia naturale). Egli addirittura intervenne nel primo processo contro Galileo Galilei con la sua coraggiosa "Apologia di Galileo" (1616).

Fu infine scarcerato nel 1626, grazie a Papa Urbano VIII, che personalmente intercedette presso Filippo IV di Spagna. Campanella fu portato a Roma e tenuto per qualche tempo presso il Sant'Uffizio, e fu liberato definitivamente nel 1629. Visse per cinque anni a Roma, dove fu il consigliere di Urbano VIII per le questioni astrologiche.

Nel 1634 però, una nuova cospirazione in Calabria, portata avanti da uno dei suoi seguaci, gli procurò nuovi problemi. Con l'aiuto del Cardinale Barberini e dell'ambasciatore francese de Noailles, fuggì in Francia, dove fu benevolmente ricevuto alla corte di Luigi XIII. Protetto dal Cardinale Richelieu, e finanziato dal re, passò il resto dei suoi giorni al convento parigino di Saint-Honoré. Il suo ultimo lavoro fu un poema che celebrava la nascita del futuro Luigi XIV (Ecloga in portentosam Delphini nativitatem).

Il pensiero di Campanella

Il pensiero di Campanella prende le mosse, in età giovanile, dalle conclusioni cui era giunto Bernardino Telesio; egli si riallaccia quindi al naturalismo telesiano, sostenendo che la natura vada conosciuta nei suoi propri principi, che sono tre : caldo, freddo e materia. Essendo tutti gli esseri formati da questi tre elementi, allora gli esseri della natura sono tutti dotati di sensibilità, in quanto la struttura della natura è comune a tutti gli enti; quindi mentre Telesio aveva affermato che anche i sassi possono conoscere, Campanella porta all’esasperazione questo naturalismo, e sostiene che anche i sassi conoscono, perché nei sassi noi ritroviamo questi tre principi, ovvero caldo, freddo e massa corporea(materia).

Il problema della conoscenza (e la rivalutazione dell’uomo)

Il naturalismo di Campanella, in conseguenza di ciò, comporta una gnoseologia essenzialmente sensistica: egli sosteneva infatti che tutta la conoscenza è possibile solo grazie all'azione diretta o indiretta dei sensi, e che Cristoforo Colombo aveva potuto scoprire l’America perché si era rifatto alla sensazione, non di certo alla razionalità. La razionalità deriva dalla sensazione: non esiste una conoscenza razionale intellettiva che non derivi da quella sensitiva. Tuttavia Campanella, a differenza di Telesio, cerca di rivalutare l’uomo e pertanto afferma l'esistenza di due tipi di conoscenze: una innata, una sorta di autocoscienza interiore, e una conoscenza esteriore, che si avvale dei sensi. La prima è definita ‘sensus additus’, che è la conoscenza di sé, la seconda ‘sensus abitus’, che è la conoscenza del mondo esterno. La conoscenza del mondo esterno appartiene a tutti, anche agli animali; la conoscenza di sé, invece, appartiene solo all’uomo, ed è la coscienza di essere un essere pensante. Campanella si rifà ad Agostino d'Ippona, poiché afferma che noi possiamo dubitare della conoscenza del mondo esterno, mentre non possiamo dubitare della conoscenza di sé. Questo ‘sensus additus’ sarà poi il punto essenziale della filosofia cartesiana, che si basa sul ‘cogito’: io penso quindi esisto (cogito ergo sum).

La concezione di Dio e il problema della magia

Secondo Campanella, i tre principi, materia, caldo e freddo, di cui è composta la natura, sono frutto della creazione divina. Questo Dio però, a differenza del Dio di Telesio, che non si interessava del mondo, si manifesta continuamente nel mondo, attraverso le tre primalità: Potenza, Sapienza e Amore. A queste tre primalità si contrappongono quelle che noi chiamiamo le ‘potenze negative’, che possono variamente combinarsi alle primalità nell'ambito delle varie forme della magia che secondo Campanella governa tutte le cose del mondo. Essa fa orientare l’opera divina verso il bene oppure può contrastare l’opera divina, a seconda che sia una magia divina, cioè una manifestazione di Dio, o una magia diabolica, quindi che contrasta l’opera di Dio; esiste poi una magia umana, che può essere sia di discendenza divina che di discendenza diabolica. Come si manifesta questa magia? La magia si manifesta attraverso delle sensazioni, che possono essere negative o positive: sensazioni che l’uomo coglie, e che gli fanno capire di essere parte integrante di un ordine universale; tuttavia, nonostante sia parte di questo ordine, può opporsi a tale ordine, e se si oppone all’ordine universale la magia è negativa, se invece si armonizza, ovvero cerca di seguire l’ordine universale, allora la magia è positiva.

La religione e la politica

In base a queste premesse, Campanella si sofferma sulla religione che egli distingue in due tipologie: una religione naturale e religioni positive. La religione naturale è una religione che rispetta l’ordine universale dell’universo stesso; le religioni positive sono invece religioni che vengono imposte dallo stato. Poiché però, affermando questo, Campanella poteva essere condannato per eresia, forse per sfuggire alla condanna egli sostenne che religione cristiana è l’unica religione positiva, poiché è imposta dallo stato, ma al contempo coincide con l’ordine naturale(cui però aggiunge il valore della rivelazione). Tuttavia anche questa teoria della religione razionale contrastava con i dogmi della Chiesa della Controriforma. Egli sostenne, del resto, la superiorità del potere temporale su quello spirituale, individuando poi il potere supremo, di volta in volta, nella Spagna e poi nella Francia, a seconda di convenienze politiche e personali.

La Città del Sole

Campanella fu autore anche di una importante opera di carattere utopistico, ovvero La Città del Sole.Nella Città del Sole ci descrive una città ideale, utopistica, che era governata dal Metafisico. Il Metafisico è un re-sacerdote volto al culto del Dio Sole, un dio laico proprio di una religione naturale, che tuttavia coincide, nei suoi presupposti razionali, con la religione cristiana. Questo re-sacerdote si avvale di tre assistenti, rappresentanti le tre primalità su cui si incentra la metafisica campanelliana: Potenza, Sapienza e Amore. In questa città vige la comunione dei beni e la comunione delle donne. Nel delineare la sua concezione collettivista della società, Campanella si rifà a Platone (V sec. a.C.) e all'Utopia di Tommaso Moro (1517); fra gli antecedenti dell'utopismo campanelliano è da annoverare anche la Nuova Atlantide di Bacone. L'utopismo partiva dal presupposto che, poiché non si poteva realizzare un modello di Stato che rispecchiasse la giustizia e l’uguaglianza, allora questo Stato si ipotizzava, come aveva fatto a suo tempo Platone; però è importante mettere in evidenza che, mentre Campanella ci parla di una realtà utopistica, Nicolò Machiavelli ci parla della realtà concreta, e la sua concezione dello Stato non è affatto utopistica, ma assume una valenza di concreto metodo di governo della cosa pubblica.

Curiosità

Nella città di Reggio Calabria il "Palazzo del Consiglio Regionale della Calabria" ed il "Real Liceo Classico", sono stati intitolati alla memoria del filosofo calabrese.

Nota

1. ^ " Nota la disputa che, negli ultimi anni, ha opposto i cittadini di Stignano a quelli di Stilo. Motivo della contesa il luogo di nascita di Tommaso Campanella, assegnato a Stilo perché a quei tempi Stignano, non possedendo autonomia finanziaria, dipendeva amministrativamente da Stilo. In effetti, nel 1968, un Decreto ministeriale ha confermato che la nascita del grande filosofo è avvenuta a Stignano. Qui si trova infatti la casa natale di Tommaso Campanella, posta sotto la tutela della Sovrintendenza alle Belle Arti. "


La città del sole

La città del sole fu scritta dal filosofo italiano Tommaso Campanella (Stignano di Calabria 1568 - Parigi 1639), appartenente all’Ordine dei Domenicani, nel 1602. A questa prima edizione in italiano, ne seguirono altre sia in volgare che in latino: una soprattutto, pubblicata nel 1623 a Francoforte col titolo di Civitas Solis idea republicae philosophica, ebbe grande fortuna.

L’opera consiste in un dialogo tra un cavaliere di Malta e un ammiraglio genovese, il quale ha appena fatto ritorno dal giro del mondo ed espone al suo interlocutore la vita di una città, chiamata Città del sole, che si trova sulla linea dell’Equatore. Il dialogo, che si ricollega alla tradizione della Repubblica di Platone e di Utopia di Tommaso Moro, serve a Campanella per illustrare la sua teoria ideale sulla migliore forma di governo. La città, spiega l’ammiraglio, si trova sull’isola di Taprobana (che i critici fanno corrispondere all’isola di Ceylon) ed è eretta su un alto colle; è circondata da sette cerchia di mura, praticamente inespugnabili, ognuna delle quali porta il nome di uno dei sette pianeti, mentre le entrate per accedere alla città sono quattro, situate in corrispondenza dei quattro punti cardinali. Alla sommità del monte si trova un tempio di forma circolare, consacrato al Sole, sulla cui volta sono dipinte le stelle maggiori.

Sole, o Metafisico, è anche il nome del sacerdote capo della città che esercita un potere assoluto, civile e religioso, anche se è assistito da tre principi: Pon (Potenza), Sin (Sapienza) e Mor (Amore). Pon si occupa delle arti militari e della guerra; Sin si occupa dell’istruzione; Mor presiede a tutto ciò che riguarda la generazione, ma anche la salute, l’alimentazione, il vestiario. La società si basa sulla comunione dei beni (le donne vengono di fatto incluse, da Campanella, in questa categoria, visto che il filosofo parla del loro “uso comune” e “commerzio”). Secondo il filosofo è infatti la proprietà privata a scatenare i conflitti tra diversi membri della società: eliminata la proprietà si eliminano anche tutti i reati legati ad essa. Nella Città del sole non esistono servi e padroni, a tutti si insegnano le stesse arti che hanno tutte pari dignità; le mense, così come i dormitori, i posti di ricreazione, i vestiti, sono comuni. Anche i figli vengono cresciuti in comune.

Particolarmente seguite sono l’educazione e la generazione. La prima è rivolta a tutti i membri della società ed inizia all’età di tre anni per proseguire poi nell’arco di tutta la vita: i solari, infatti, lavorano solo quattro ore al giorno per dedicarsi poi all’apprendimento e alla preghiera. Qualunque sia la professione di un solare, questi deve comunque avere conoscenze di agricoltura, pastorizia e arti militari (uomini e donne sono ugualmente addestrati alle armi e istruiti allo stesso modo, con la sola differenza che alle donne si riserva la parte meno faticosa). Disprezzato è invece il commercio e i pochi scambi che avvengono sono sotto forma di baratto. La generazione è regolata da leggi molto precise: le donne non possono dedicarvisi prima dei diciannove anni, gli uomini prima dei venti. Vari funzionari hanno poi l’incarico di combinare gli accoppiamenti al fine di migliorare la razza sotto l’aspetto fisico.

Per quel che riguarda la politica, tutti i solari con più di vent’anni partecipano alle assemblee e possono esprimere le loro rimostranze; le leggi sono brevi e chiare e non esistono lunghi processi o pene detentive: per punire si ricorre alla legge del taglione. La religione dei solari è, invece, una specie di cristianesimo naturale: essi onorano l’universo perché testimonianza di Dio, credono nell’immortalità dell’anima, ma non hanno certezze in merito a eventuali luoghi di pena o di premio.

Come si vede ne La città del sole ogni singolo aspetto della vita è rigidamente regolato, un dato che l’opera di Campanella condivide con pressoché tutte gli scritti concernenti società utopiche: un eccessiva insistenza sull’ordine e la disciplina che quasi annienta le libertà individuali (basti pensare, ne La città del sole, all’atto della generazione: non solo gli accoppiamenti sono decisi dai funzionari, persino le ore degli incontri sono determinate). Una volontà i controllare tutti gli aspetti della vita umana che agli occhi moderni possono far apparire le varie isole utopiche ben poco attraenti.

Sarebbe però un errore decontestualizzare lo scritto del filosofo calabrese, come quelli di Moro o Bacone, per esempio, dal periodo storico nel quale essi vennero alla luce. Queste opere rappresentano il grande fermento culturale, politico e sociale di quegli anni; sono il risultato concreto di una grande aspirazione al cambiamento, al rinnovamento della società dell’epoca. Nel caso specifico di Campanella, non va dimenticato come, pochi mesi prima della stesura del libro, egli avesse organizzato una congiura che mirava alla liberazione della Calabria dal dominio spagnolo, all’abolizione della proprietà, all’instaurazione di una democrazia di tipo comunistico e teocratico, proprio come esposta nelle pagine de La città del sole. La congiura fu però presto scoperta e il suo artefice evitò la condanna a morte soltanto fingendo la pazzia; sopportando le torture a cui fu sottoposto per smascherare la sua finta follia, riuscì a commutare la condanna nel carcere a vita. Rimase in galera per ventisette anni, nei quali scrisse le sue opere maggiori.

L’opera del filosofo domenicano è quindi una preziosa testimonianza della sua passione e delle sue speranze di fronte ad una realtà presente dal carattere tragico. È un’opera che registra alla perfezione le ambizioni delle menti più pronte d’Europa nel diciassettesimo secolo, di fronte al declino irreversibile del sistema feudale (cancellato dai nuovi processi economici che stavano per dare origine al capitalismo); di fronte alle nuove scoperte geografiche; di fronte alla fine dell’unità spirituale dovuta alla Riforma; di fronte al progresso scientifico delle teorie di Copernico, di Galilei, diBruno.




IL PENSIERO DI CAMPANELLA

Al pensiero di Telesio si ispira direttamente , almeno all' inizio della propria attività filosofica, Tommaso Campanella . Alcune sue vicende ricordano quelle di Bruno . Nato a Stignano in Calabria, nel 1568, Gian Domenico Campanella entrò molto giovane nell'ordine domenicano a Napoli assumendo il nome di Tommaso, ma ben presto le sue idee filosofiche gli procurano una serie di processi per eresia e di imprigionamenti che si protrasse dal 1592 al 1598. Ritornato nella città natale, tentò di realizzare in Calabria il suo ideale politico di una repubblica universale a carattere teocratico , il cui modello utopico è descritto nella Città del sole del1602 . I piani per l'insurrezione ventilata da Campanella per rovesciare la dominazione spagnola nell'Italia meridionale furono però scoperti ed egli fù condannato a una carcerazione destinata a durare ventisette anni, durante la quale egli scrisse le sue opere principali, tra cui la monumentale Teologia e una Metafisica. Nel 1626 il governo spagnolo lo liberò - anche perchè nel frattempo, forse per opportunità, egli aveva sostenuto che la monarchia spagnola poteva essere lo strumento dell'unificazione politica e religiosa dell'umanità. Affidato alla custodia del Sant'Uffizio di Roma, Campanella cominciò tuttavia a rivolgere alla monarchia francese le stesse speranze politiche rivolte in precedenza alla corona spagnola e, quando a Napoli si scoprì una nuova congiura antispagnola organizzata da un suo discepolo, si rifugiò a Parigi, dove visse fino al 1639, curando la pubblicazione dei propri scritti. Il pensiero di Campanella ha in comune con quello di Telesio il principio della consapevolezza del proprio sentire. In Campanella tuttavia, questo assunto si trasforma, con più forza e più esplicitamente che in Telesio , nel principio dell'universale animazione della natura . Il mondo naturale appare come permeato da una forza di attrazione che induce tutti i corpi a ricercare il contatto vicendevole e a godere di esso, in modo da riempire ogni porzione dello spazio ed eliminare il vuoto. Gli esseri si trovano pertanto in un rapporto di universale interazione reciproca: studiando tale connessione e le proprietà naturali degli enti, che da essa conseguono, l'uomo può intervenire sulla natura per mezzo della magia - tema assente in Telesio - la quale trova quindi una piena legittimazione come strumento di indagine e di operatività . La nozione di una universale interazione delle cose implica immediatamente il principio dell' unità della natura , comprovato del resto dal fatto che da Dio , che è assoluta unità , non può derivare nulla di sostanzialmente molteplice . Di conseguenza , la molteplicità é mera apparenza : la differenziazione dei singoli esseri finiti non si fonda su una distinzione reale e metafisica , ma soltanto sulla loro distinguibilità logica e formale . Essendo se stessa , ogni cosa si differenzia dalle altre , non é le altre : in questo senso essa contiene il non essere , il nulla . Ma tale non essere , e la molteplicità che su di esso si fonda , é un' astrazione che può essere colta solo dalla ragione e non tocca la sostanza del mondo , che é e che non può che essere unica e unitaria . Nella natura Campanella vede operare tre principi fondamentali ( o " proprincipi " ) cui egli dà il nome di primalità dell' essere . La prima é la potenza , in virtù della quale gli enti possono essere e agire . La seconda é la sapienza , intesa ( in base al principio della sensibilità universale ) come un senso che di per sè permette agli enti non solo di conoscere se stessi , ma anche i propri contrari , in modo da diventare principio di azione e di ordine in tutto il mondo naturale . La terza é l' amore , inteso , oltrechè come principio di unificazione , come tendenza alla conservazione di sè e della propria specie ( come già diceva Platone ) . Questi principi costitutivi dell' essere , essendo coessenziali e indisgiungibili , presentano pari dignità e valore : ciononostante essi sembrano assumere di volta in volta una posizione preminente a seconda del punto di vista dal quale vengono considerati . Nel mondo , inoltre , le primalità si trovano in forma impura , frammiste con i rispettivi predicati negativi dell' impotenza , dell' insipienza e dell' odio . Ma nell' ente supremo esse si trovano allo stato puro e definiscono i tre predicati essenziali della divinità . Il rapporto tra le primalità allo stato puro e le loro manifestazioni impure definisce anche il rapporto insieme di immanenza e di trascendenza che intercorre tra Dio e il mondo : pur essendo " a tutte cose interno " , principio vivificatore e animatore della natura , Dio non si risolve nè nelle singole manifestazioni di essa nè nella loro somma quantitativa . La teoria della conoscenza di Campanella mutua dal pensiero di Telesio il privilegiamento della sensibilità su ogni altra forma di sapere . Tuttavia la gnoseologia di Campanella presenta un' articolazione più complessa di quella telesiana e , soprattutto , é strettamente connessa con la dottrina metafisica delle primalità dell' essere . Ciascuna delle tre primalità può esplicare se stessa solo in virtù di un originario riferimento al soggetto . Così la prima primalità é potenza di agire e di patire soltanto in quanto é potenza di essere un soggetto che agisce e che patisce . La primalità dell' amore induce gli enti a permanere nel loro stato , in quanto ciascuno di essi ama il proprio essere ( come oggetto ) e fonda su ciò il proprio rapporto con gli oggetti esterni : amiamo il cibo che ci nutre in quanto amiamo noi stessi nutriti ; amiamo la luce che ci illumina in quanto amiamo noi stessi illuminati . La primalità della sapienza , a sua volta , é conoscenza della realtà in quanto é primariamente conoscenza di sè e solo conseguentemente conoscenza delle modificazioni che gli oggetti esterni imprimono sul soggetto : non si conoscono direttamente le cose , ma si conosce se stessi modificati dalle cose . La relazione tra il soggetto conoscente e l' oggetto conosciuto si fonda su un originario rapporto del soggetto con se stesso . Campanella distingue dunque una forma di conoscenza illata , cioè proveniente dall' esterno , e una forma di conoscenza innata , consistente appunto nella originaria consapevolezza che il soggetto ha di se stesso . Senza questo originario e preliminare sapere di sè ( scire sui ) non sarebbe infatti possibile alcuna consapevolezza del mutamento indotto nel soggetto dall' azione degli oggetti esterni e , quindi , neppure alcuna conoscenza di questi ultimi . Il conoscere implica un parziale permanere nel proprio stato originale e un parziale mutarsi . Esso significa , in certa misura , " divenire altro " , cioè morire in parte a se stessi . La conoscenza , come trasmutazione della natura del conoscibile , é una perdita parziale di essere , un aspetto del continuo divenire proprio della caducità degli enti creati . Per ciò stesso , tuttavia , essa fornisce un accesso alla vita eterna quando come oggetto conoscibile si ponga la divinità : in questo caso il risolversi nell' oggetto conoscibile implica una trasmutazione della natura divina . Anche nella dottrina della conoscenza , quindi , Campanella conferma la profonda religiosità del proprio pensiero . Il mondo della natura viene da Campanella investito di sacralità . Esso é per un verso un libro scritto dalla mano di Dio e per altro verso il tempio vivente di Dio stesso . L' aspetto della vitalità é ciò che maggiormente conta agli occhi di Campanella , che in esso pone le basi di una rinnovata formazione religiosa e intellettuale dell' uomo . Il libro del mondo rappresenta il testo originale al quale rivolgersi , perchè sommo é il suo autore , mentre i libri dei filosofi ne sono solamente trascrizioni , che in quanto tali sono intaccate da molteplici errori . Campanella si pone dunque in aperta polemica con la cultura libresca , nei confronti della quale l' appello alla natura riveste la funzione di un richiamo all' importanza dell' esperienza diretta . La pur stimabile figura di Pico della Mirandola rappresenta l' archetipo dell' intellettuale da biblioteca , nutrito di libri , ma soltanto di quelli . Dal canto suo , Campanella dichiara di aver imparato dall' " anatomia " , cioè dall' investigazione diretta , di un filo d' erba o di una formica più di quanto avrebbe potuto imparare da tutti i libri letti da Pico . L' esigenza dell' istruzione ( fermo restando che essa deve fondarsi sull' esperienza ) é costantemente proclamata da Campanella . Essa va intesa , da un lato , come nuova formazione dell' intellettuale , sollecitato a sottrarsi ai condizionamenti della cultura tradizionale , e , dall' altro , come vera e propria istruzione popolare . Nella Città del sole si manifesta una grande attenzione per l' educazione dei fanciulli , sviluppata secondo criteri rigorosamente collettivistici e fondata sul richiamo all' esperienza , alla pratica , al contatto diretto tra il discente e l' oggetto di conoscenza . La città stessa , sulle cui mura sono raffigurate le storie del passato , diventa libro . Il programma pedagogico é essenziale al sistema filosofico di Campanella . La prospettiva eroica nella quale egli si propone al lettore é proclamazione di una missione volta alla rigenerazione del genere umano , la quale non potrà realizzarsi se innanzi tutto non si provvederà a divellare l' ignoranza : questa é infatti la radice dalla quale nascono i tre grandi mali del mondo . Essi sono la tirannide , cioè il degenerare del potere politico in un arbitrio umano che ha smarrito il rapporto con l' autorità divina ; i sofismi , cioè il degenerare della cultura in un verbalismo che ha perso il rapporto con la realtà ; l' ipocrisia , cioè il degenerare di una religiosità che ha dimenticato il rapporto con l' interiorità , unica garanzia dell' unione tra divino e umano . Il vero filosofo , infatti , persegue e realizza il fine ultimo dell' universo contemplando Dio che é interno a tutte le cose . Strettamente connesso all' esigenza di rinnovamento é anche il pensiero politico di Campanella , esposto nella Città del sole . Ministri di Sol sono Pon , Sin e Mor ( personificazioni delle tre primalità della potenza , della sapienza e dell' amore ) ai quali spetta rispettivamente il controllo della guerra ( Pon ) , delle scienze e delle arti ( Sin ) , della salute e della riproduzione ( Mor ) . Nella Città del sole , infatti , vige una vigorosa comunione dei beni e delle donne : i congiungimenti sono regolati dal potere pubblico in modo da promuovere , per così dire , il progresso genetico della stirpe . Elemento importante della vita pubblica é il lavoro , che é considerato l' unico fattore di differenziazione dei cittadini in base alle loro capacità . L' utopia di Campanella é sinceramente animata dalla duplice esigenza di realizzare la giustizia sociale e di educare gli uomini ai più genuini valori e alla vera religiosità : ma gli strumenti che egli propone , non lasciando quasi nessuno spazio alla libertà dell' autodeterminazione individuale , rendono la sua utopia assai meno moderna di quella formulata quasi un secolo prima da Tommaso Moro .

RIASSUNTO DELLA CITTA' DEL SOLE

UNA SOMMARIA DESCRIZIONE DELLA CITTA' : Sorge nell'alta campagna un colle, sopra il quale sta la maggior parte della città; ma arrivano i suoi giri molto spazio fuor delle radici del monte, il quale è tanto, che la città fa due miglia di diametro e più, e viene ad essere sette miglia di circolo; ma, per la levatura, più abitazioni ha, che si fosse in piano. La città è distinta in sette gironi grandissimi, nominati dalli sette pianeti, e s'entra dall'uno all'altro per quattro strade e per quattro porte, alli quattro angoli del mondo spettanti; ma sta in modo che, se fosse espugnato il primo girone, bisogna più travaglio al secondo e poi più; talché sette fiate bisogna espugnarla per vincerla. Ma io son di parere, che neanche il primo si può, tanto è grosso e terrapieno, ed ha valguardi, torrioni, artelleria e fossati di fuora.

I REGGITORI DELLA CITTA' : Un Principe Sacerdote tra loro, che s'appella Sole, e in lingua nostra si dice Metafisico: questo è capo di tutti in spirituale e temporale, e tutti li negozi in lui si terminano. Ha tre Principi collaterali: Pon, Sin, Mor, che vuol dir: Potestà, Sapienza e Amore. Il Potestà ha cura delle guerre e delle paci e dell'arte militare; è supremo nella guerra, ma non sopra Sole; ha cura dell'offiziali, guerrieri, soldati, munizioni, fortificazioni ed espugnazioni. Il Sapienza ha cura di tutte le scienze e delli dottori e magistrati dell'arti liberali e meccaniche, tiene sotto di sé tanti offiziali quante son le scienze: ci è l'Astrologo, il Cosmografo, il Geometra, il Loico, il Rettorico, il Grammatico, il Medico, il Fisico, il Politico, il Morale; e tiene un libro solo, dove stan tutte le scienze, che fa leggere a tutto il popolo ad usanza di Pitagorici. E questo ha fatto pingere in tutte le muraglie, su li rivellini, dentro e di fuori, tutte le scienze. (...) Il Amore ha cura della generazione, con unir li maschi e le femine in modo che faccin buona razza; e si riden di noi che attendemo alla razza de cani e cavalli, e trascuramo la nostra. Tien cura dell'educazione, delle medicine, spezierie, del seminare e raccogliere li frutti, delle biade, delle mense e d'ogni altra cosa pertinente al vitto e vestito e coito, ed ha molti maestri e maestre dedicate a queste arti. Il Metafisico tratta tutti questi negozi con loro, ché senza lui nulla si fa, ed ogni cosa la communicano essi quattro, e dove il Metafisico inchina, son d'accordo.

COMUNISMO DI BENI E DI AFFETTI : Tutte cose son communi; ma stan in man di offiziali le dispense, onde non solo il vitto, ma le scienze e onori e spassi son communi, ma in maniera che non si può appropriare cosa alcuna. Dicono essi che tutta la proprietà nasce da far casa appartata, e figli e moglie propria, onde nasce l'amor proprio; ché, per sublimar a ricchezze o a dignità il figlio o lasciarlo erede, ognuno diventa o rapace publico, se non ha timore, sendo potente; o avaro ed insidioso ed ippocrita, si è impotente. Ma quando perdono l'amor proprio, resta il commune solo.

L'EDUCAZIONE : E s'allevan tutti in tutte l'arti. Dopo gli tre anni li fanciulli imparano la lingua e l'alfabeto nelle mura, caminando in quattro schiere; e quattro vecchi li guidano e insegnano, e poi li fan giocare e correre, per rinforzarli, e sempre scalzi e scapigli, fin alli sette anni, e li conducono nell'officine dell'arti, cosidori, pittori, orefici, ecc.; e mirano l'inclinazione. Dopo li sette anni vanno alle lezioni delle scienze naturali, tutti; ché son quattro lettori della medesima lezione, e in quattro ore tutte quattro le squadre si spediscono; perché, mentre gli altri si esercitano col corpo, o fan gli pubblici servizi, gli altri stanno alla lezione. Poi tutti si mettono alle matematiche, medicine ed altre scienze, e ci è continua disputa tra di loro e concorrenza; e quelli poi diventano offiziali di quella scienza, dove miglior profitto fanno, o di quell'arte meccanica, perché ognuna ha il suo capo. Ed in campagna, nei lavori e nella pastura delle bestie pur vanno a imparare; e quello è tenuto di più gran nobiltà, che più arti impara, e meglio le fa. Onde si ridono di noi, che gli artefici appellamo ignobili, e diciamo nobili quelli, che null'arte imparano e stanno oziosi e tengon in ozio e lascivia tanti servitori con roina della republica.

LA GIUSTIZIA : Le leggi son pochissime, tutte scritte in una tavola di rame alla porta del tempio, cioè nelle colonne, nelle quali ci son scritte tutte le quiddità delle cose in breve: che cosa è Dio, che cosa è angelo, che cosa è mondo, stella, uomo, ecc., con gran sale, e d'ogni virtù la diffinizione. E li giudici d'ogni virtù hanno la sedia in quel loco, quando giudicano, e dicono: "Ecco, tu peccasti contra questa diffinizione: leggi"; e così poi lo condanna o d'ingratitudine o di pigrizia o d'ignoranza; e le condanne son certe vere medicine, più che pene, e di soavità grande.

LA RELIGIONE : Sommo sacerdote è il Sole; e tutti gli offiziali son sacerdoti, parlando delli capi, ed offizio loro è purgar le conscienze. Talché tutti si confessano a quelli, ed essi imparano che sorti di peccati regnano. E si confessano alli tre maggiori tanto li peccati propri, quanto gli strani in genere, senza nominare gli peccatori, e li tre poi si confessano al Sole. Il quale conosce che sorti di errori corrono e sovviene alli bisogni della città e fa a Dio sacrifizio ed orazioni, a cui esso confessa li peccati suoi e di tutto il popolo publicamente in su l'altare, ogni volta che sia necessario per amendarli, senza nominar alcuno. E così assolve il popolo, ammonendo che si guardi in quelli errori, e confessa i suoi in publico e poi fa sacrifizio a Dio, che voglia assolvere tutta la città ed ammaestrarla e difenderla.

UN SACRIFICIO INCRUENTO : Il sacrifizio è questo, che dimanda al popolo chi si vol sacrificare per gli suoi membri, e così un di quelli più buoni si sacrifica. E 'l sacerdote lo pone sopra una tavola, che è tenuta da quattro funi, che stanno a quattro girelle della cupola, e, fatta l'orazione a Dio che riceva quel sacrifizio nobile e voluntario umano (non di bestie involuntarie, come fanno i Gentili), fa tirar le funi; e questo saglie in alto alla cupoletta e qui si mette in orazione; e li si dà da magnare parcamente, sino a tanto che la città è espiata. Ed esso con orazioni e digiuni prega Dio, che riceva il pronto sacrifizio suo; e così, dopo venti o trenta giorni, placata l'ira di Dio, torna a basso per le parti di fuore o si fa sacerdote; e questo è sempre onorato e ben voluto, perché esso si dà per morto, ma Dio non vuol che mora.

LA PREGHIERA : L'orazioni si fan alli quattro angoli del mondo orizzontali, e la mattina prima a levante, poi a ponente, poi ad austro, poi a settentrione; la sera al riverso, prima a ponente, poi a levante, poi a settentrione, poi ad austro.

IL SOLE : Onorano il sole e le stelle come cose viventi e statue di Dio e tempi celesti; ma non l'adorano, e più onorano il sole. Nulla creatura adorano di latria, altro che Dio, e pero a lui serveno solo sotto l'insegna del sole, ch'è insegna e volto di Dio, da cui viene la luce e 'l calore ed ogni altra cosa. Pero l'altare è come un sole fatto, e li sacerdoti pregano Dio nel sole e nelle stelle, com'in altari, e nel cielo, come tempio; e chiamano gli angeli buoni per intercessori, che stanno nelle stelle, vive case loro, e che le bellezze sue Dio più le mostro in cielo e nel sole, come suo trofeo e statua.

L'IMMORTALITA' : Tengono per cosa certa l'immortalità dell'anima, e che s'accompagni, morendo, con spiriti buoni o rei, secondo il merito. Ma li luoghi delle pene e premi non l'han tanto per certi; ma assai ragionevole pare che sia il cielo e i luochi sotterranei. Stanno anche molto curiosi di sapere se queste sono eterne o no. Di più son certi che vi siano angeli buoni e tristi, come avviene tra gli uomini, ma quel che sarà di loro aspettano avviso dal cielo. Stanno in dubbio se ci siano altri mondi fuori di questo, ma stimano pazzia dir che non ci sia niente, perché il niente né dentro né fuori del mondo è, e Dio, infinito ente, non comporta il niente seco.

IL PECCATO ORIGINALE : Essi confessano che nel mondo ci sia gran corruttela, e che gli uomini si reggono follemente e non con ragione; e che i buoni pateno e i tristi reggono; (...). Dal che argomentano che ci sia stato gran scompiglio nelle cose umane(...)i; ma confessano che l'età del mondo succedono secondo l'ordine di pianeti(...). E questa nostra età par che sia di Mercurio, si bene le congiunzioni magne l'intravariano, e l'anomalie han gran forza fatale. Finalmente dicono ch'è felice il cristiano, che si contenta di credere che sia avvenuto per il peccato d'Adamo tanto scompiglio, e credono che dai padri a' figli corre il male più della pena che della colpa.

UN AUSPICIO EUROCENTRICO : Se questi, che seguon solo la legge della natura, sono tanto vicini al cristianesimo, che nulla cosa aggiunge alla legge naturale si non i sacramenti, io cavo argumento di questa relazione che la vera legge è la cristiana, e che, tolti gli abusi, sarà signora del mondo. E che pero gli Spagnuoli trovaro il resto del mondo, benché il primo trovatore fu il Colombo vostro genovese, per unirlo tutto ad una legge; e questi filosofi saran testimoni della verità, eletti da Dio.



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